Vecchie parole e modi di dire romaneschi

(e dintorni)

 

 

Parole

Locuzioni

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Dizionario delle parole perdute:  blog con l' obiettivo, forse "donchisciottesco", di salvare parole perdute o in pericolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parole

 

Bagnaròla:   tinozza

Erano in genere di alluminio e di forma ovale: non servivano solo per il bucato, ma anche per lavare i bambini

 

Begalìno:  persona che ci vede poco.  "Quello strizza l' occhi perché è begalino"

 

Caccavèlla: a Roma è una pentola (una volta di terracotta). Estensivamente recipiente di analoghe dimensioni  (nulla a che fare con lo strumento a stantuffo chiamato a Napoli anche putipù)

 

Cazzaròla:  casseruola

Quando le donne (ma non solo) avevano ancora il pudore di non dire parolacce, adoperavano la versione dialettale della "casseruola" per sfogare la propria rabbia: "E che cazzarola fai!?"

Modo di dire che si è diffuso in altre parti d' Italia nell' inconsapevolezza del significato originale.

 

Cecàto: niente a che fare con "cieco" o "ipovedente". 

"Ma che sei cecato?!" per dire: "Ma possibbile che nun la vedi 'na cosa così evidente?"

"Ma quello è cecato!" per  dire:  "Ma quello  nun  lo véde (o non se ne accorge) neanche se glielo metti sotto ar naso"

In realtà il "cecato" ci vede benissimo, ma forse il suo difetto è la distrazione o la mancanza di concentrazione o la superficialità...

 

Còfana:  recipiente per il trasporto di materiali da parte dei manovali in edilizia

Di metallo: spesso di forma quadrangolare.  

 

Concolìna:  catino, bacinella

Per lavarsi, lavare, lavare i bimbetti.  Prima della plastica erano smaltate di bianco col bordino blu.

 

Cùccuma: bricco

Recipiente con manico e beccuccio per cuocere e scaldare liquidi. E' la parte inferiore della caffettiera napoletana. "S'  è bevuto  'na cuccuma de caffè!"

 

Frégna:  vagina

Curioso l' uso, per lo più da parte delle donne, di adoperare la locuzione (e altre analoghe)  "Nun me fa' pija' le fregne" per dire "Non farmi arrabbiare".  E' chiaro il riferimento al nervosismo collegato alle mestruazioni. Da qui anche l' uso generico di "fregne" per indicare un' arrabbiatura o una reazione nervosa.

 

Frégna mòscia:  donna insipida, inutile (AB)

 

Fregnàccia: cosa stupida. Es.: Hai detto una fregnaccia = Hai detto una sciocchezza.

Il termine "fregnaccia" non è il dispregiativo di "fregna" (organo sessuale femminile), ma identifica una vivanda della Roma poverissima: si fa una pastella con acqua, farina e sale; se ne prende una cucchiata che si mette a cuocere in padella, con olio bollentissimo, rigirando di quando in quando. Si ottiene così una frittella che viene cosparsa di zucchero oppure pecorino; poi, la frittella si piega congiungendo un punto del cerchio al centro, e poi piegando di nuovo. Le fregnacce, consumade fredde, sono una prelibatezza inenarrabile ma, vista la pochezza degli ingredienti e la facilità della preparazione, sono, appunto, fregnacce. (AB)
 

Giùnta:  aggiunta, resto che mancava

"S'  è fatto male, e quanno l' ha detto a su' madre, j' ha dato la giunta (il resto)"

 

Incecalìto:  fortenmente adirato (forse perchè diventato cieco dall'ira).  (AB)

 

Leccamùffo:  sonoro sganassone,  sberla; anche manrovescio (AB)

 

Olmo:  nulla a che vedere col regno vegetale!

"Anna' all'olmo"  reggere l'olmo = rimanere a bocca asciutta. Deriva dal gioco della Passatella, in cui, scientemente, si fa in modo di non far bere mai un determinato giocatore. Nella Passatella (vietata da anni dalle leggi di Pubblica Sicurezza in quanto, nell'ottocento e primi anni del secolo scorso, ogni tanto ci scappava l'accoltellato), i giocatori fanno la conta per designare il Padrone e il Sotto. In realtà, il Padrone conto ben poco, mentre il personaggio principale è il Sotto: Il Padrone, ordinato un certo quantitativo di vino o birra (secondo il numero dei giocatori), propone di far bere un bicchiere a Tizio; se il Sotto è d'accordo, Tizio deve bere obbligatoriamente il bicchiere; se il Sotto è di parere contrario, deve designare un altro giocatore a cui dare da quel bicchiere.

A questo punto, secondo alcuni non c'è altro da fare; secondo altri, invece, il Padrone può apporre un veto, e bere lui il bicchiere. Se ciò avviene, secondo alcuni non c'è più nulla da fare, mentre secondo altri il Sotto può avocare a se' il diritto di bevuta, chiudendo definitivamente il discorso. Si passa al secondo bicchiere, e così via. Ogni assegnazione di bevuta e ogni diniego, sia da parte del Padrone che del Sotto, è accompagnata da un commento sul perchè si vuol dar da bere a Tizio o negarglielo. Da questo nascono molti contrasti, soprattutto quando uno dei giocatori avrà coscienza che dovrà "andare all'olmo" o "reggere l'olmo" (cioè, rimanere a bocca asciutta). Il gioco si svolge pianamente se Padrone e Sotto sono in accordo. Durante la Passatella è tassativamente vietato (pena l'andare perennemente "all'olmo") ordinare da bere al bancone.

E' interessante la lettura de "La Passatella" di Americo Giuliani (l'autore di "Er fattaccio").  (AB)
 

Scofanàrsi:  mangiare in modo esagerato

"S' è scofanato du' chili de pasta",  "S'è  magnato  'na cofana de gnocchi"

Da "cofana" (vedi)

 

Spianatòra: tavola di legno per impasti

 

Parannànza: grembiule senza pettorina

Usato per lo più in cucina, ma anche da commercianti. Para innanzi: protegge, ripara davanti.

 

Peracottàro:  una volta venditore di pere cotte

I gelatai ambulanti quando veniva l' inverno si trasformavano in venditori di pere cotte.  Per estensione sta ad indicare una persona che propina cose inconsistenti, di poco conto, di nessun credito.

 

Scolatòra:  scolapasta

Ovviamente non solo per la pasta!

 

Scrocchiazzéppi:  persona eccessivamente magra e ossuta; ma detto anche in riferimento ad un  bambino un pò "saltamartino": "Ma che vòi tu, che sei 'no scrocchiazzeppi?!" (Altra versione: "Ma che vòi tu, che sei  du' soldi de cacio?!",  cioè sei poca roba, inconsistente)

Ricorda gli zeppetti (bastoncini, fiammiferi, stuzzicadenti...) di legno che si spezzano facilmente.

 

Sgommarèllo: mestolo da cucina

Non per girare ma per raccogliere.

 

Tièlla:  teglia, tortiera da forno

 

Zinàle:  grembiule con pettorina

Usato per lo più in cucina, ma anche da artigiani.  Chiamato così perché la pettorina copre anche le "zinne", i seni.

 

Zìnna:  mammella

 

 

Locuzioni

 

Je va sempre l'acqua pe' l'orto:  è sempre fortunato  (AB)


La vigna dei cojoni ha chiuso!
:  da ora in poi si fa sul serio  (AB)


T'è vivo tu' padre? Allora, li mortacci tui inzino a tu' nonno!
: Tuo papà è
vivente? Allora, i tuoi cattivi defunti fino a tuo nonno!  (AB)

 

Fa er zordo der compare:  non voler ascoltare, pur potendo  (AB)

 

 

Collaboratori

 

AB:  Alessandro Borghi  'o Professore

 

 

Pagina a cura di © Carlo Favale    Avvertenze

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